Nel 1999, la Banca Mondiale condusse un’indagine su 60.000 persone che vivevano con meno di un dollaro al giorno. Quando gli fu chiesto cosa avrebbe veramente fatto la differenza per le loro vite, la prima risposta, prima di cibo e tetto, era l’accesso ad una voce.
Il video partecipativo, come strumento riconosciuto dall’UNESCO, si muove sulla frontiera fra audiovisivo e azione sociale, attraverso laboratori di formazione e produzione.
Il video partecipativo è processo e dinamica sociale: lavora sulla possibilità di innescare micro-trasformazioni sociali tramite l’esperienza orizzontale di video produzione.
Ma il video partecipativo è anche vera produzione audiovisiva, capace di creare comunicazione inaspettata e creare ponti fra mondi separati da frontiere date per insuperabili: geografiche, politiche, sociali, di genere.
Con il metodo del laboratorio aperto e orizzontale, produce esperimenti collettivi di cinema del reale, con lo spirito di aiutare la platea globale di spettatori passivi farsi società plurale di narratori consapevoli.
Una riflessione collettiva lunga sei mesi, con ragazzi italiani e ragazzi di origine rumena, bosniaca, albanese, moldova: la cosidetta "seconda generazione. "
Laboratorio di video partecipativo con richiedenti asilo e rifugiati da Iran, Afghanistan, Belarus e Eritrea assieme a studenti dell’Università di Bologna.
Nel 1999, la Banca Mondiale condusse un’indagine su 60.000 persone che vivevano con meno di un dollaro al giorno. Quando gli fu chiesto cosa avrebbe veramente fatto la differenza per le loro vite, la prima risposta, prima di cibo e tetto, era l’accesso ad una voce.
Il video partecipativo, come strumento riconosciuto dall’UNESCO, si muove sulla frontiera fra audiovisivo e azione sociale, attraverso laboratori di formazione e produzione.
Il video partecipativo è processo e dinamica sociale: lavora sulla possibilità di innescare micro-trasformazioni sociali tramite l’esperienza orizzontale di video produzione.
Ma il video partecipativo è anche vera produzione audiovisiva, capace di creare comunicazione inaspettata e creare ponti fra mondi separati da frontiere date per insuperabili: geografiche, politiche, sociali, di genere.
Con il metodo del laboratorio aperto e orizzontale, produce esperimenti collettivi di cinema del reale, con lo spirito di aiutare la platea globale di spettatori passivi farsi società plurale di narratori consapevoli.